MoniDesk

Marchio MoniDesk su fondo blu, con la scritta «monitoraggio multi-rischio» e il payoff «Coordina. Decidi. Monitora.».

MoniDesk guarda al posto vostro le fonti di allerta — bollettini di criticità, stazioni a terra, sismica, incendi, viabilità — giorno e notte, e vi avvisa quando succede qualcosa che avete deciso voi essere importante.

L’ho costruito io. È in esercizio, non è un progetto. E lo metto a disposizione delle organizzazioni che devono sorvegliare un territorio — associazioni di volontariato, comitati, Comuni, strutture sovraordinate — gratuitamente, ospitato sul mio server: non dovete installare niente.


Il problema non è che mancano le informazioni

È che stanno in quindici posti diversi. Il bollettino di criticità esce sul sito del Dipartimento nel primo pomeriggio. Le scosse sono sul portale dell’INGV. I focolai li vede un satellite della NASA. I livelli dei fiumi stanno sul sito del Centro Funzionale regionale. La strada chiusa la dice il CCISS. Le voci girano sui social un’ora prima di ogni comunicato.

Ognuno ha il suo sito, il suo formato e il suo orario. Chi è di turno tiene aperte quindici schede del browser e spera di non aver saltato proprio quella che conta. E di notte non le apre nessuno.

La finestra cieca

Fra un controllo e l’altro passano ore. Se il livello cambia alle tre di notte, se ne accorge chi apre il portatile alle sette.

Il dopo

Quando qualcuno chiede «cosa sapevamo alle 22:40», la risposta andrebbe cercata su quindici siti che nel frattempo hanno sovrascritto la pagina. Un bollettino ritirato non esiste più: nessuno conserva quello di ieri.


Cosa fa

Sorveglia

Quattordici fonti istituzionali attive, ciascuna con il suo intervallo, giorno e notte: INGV — con passaggio automatico all’EMSC se non risponde — criticità del Dipartimento zona per zona, allerte CAP e MeteoAlarm, focolai dai satelliti NASA FIRMS, rete idrometrica, stazioni del Centro Funzionale, viabilità. L’elenco completo è qui.

Quello che entra resta, con l’ora in cui è entrato: il bollettino di ieri non sparisce perché il sito l’ha sostituito.

Avvisa

Le regole di allerta rispondono a tre domande — quando scatta, chi avvisa, come — e il sistema ve le riscrive in una frase prima che le salviate. Email, PEC, SMS, WhatsApp, Telegram e notifica in app. La stessa allerta non arriva due volte, nemmeno se il server viene riavviato.

Dice quanto è grave

Un punteggio di rischio per territorio, ricalcolato da solo, che tiene insieme quello che succede adesso e quello che il territorio si porta dietro comunque: sismicità di zona, dissesto censito, popolazione esposta. Accanto, l’analisi predittiva sugli andamenti anomali e gli scenari con le soglie che scattano da sole.

Fa lavorare la sala

Mappa, eventi, allerte, chat di sala e console degli allarmi in un’unica vista, pensata per il monitor grande — e proiettabile su una TV con un Raspberry Pi. Incidenti, procedure operative standard, risorse e mezzi, turni con passaggio di consegne, escalation fra enti con i tempi sorvegliati.

Arriva sul campo

Un’applicazione Android per gli operatori: mappa, incarichi, segnalazioni con foto e posizione, SOS in ogni schermata e timer uomo-a-terra. Funziona anche senza rete. Com’è fatta.

Produce i documenti

Bollettino di sintesi e SITREP in PDF, rapporto post-evento, schede di agibilità AeDES e FAST nel formato ufficiale, piani di evacuazione con la cartografia. Le cose che poi vanno protocollate davvero.

E sa quando una fonte ha smesso di parlare. È la cosa che non mette nessuno, e l’unica che conta davvero in un sistema di sorveglianza: una fonte muta somiglia in tutto e per tutto alla calma. MoniDesk misura la freschezza di ogni fonte e accende una spia quando i dati invecchiano oltre il previsto.


Una giornata di sorveglianza

Non succede niente di straordinario. È la giornata storta di sempre: la differenza è chi sta sveglio a guardare, e cosa resta alla fine.

  • 14:10 — Esce il bollettino di criticità. Nessuno sta guardando quel sito alle due di un martedì. MoniDesk lo legge da solo, zona per zona: la zona di allerta è il perimetro vero su cui il Dipartimento decide.
  • 14:12 — Scatta la regola scritta in tempo di pace. Email a chi ha l’email, SMS a chi ha il numero. Arriva una volta: non tre perché il bollettino è stato ripubblicato.
  • 19:40 — Il bollettino è una previsione; il pluviometro è una misura, e dice che sta piovendo più di quanto era previsto. È la seconda che sposta le persone.
  • 22:15 — Il punteggio di rischio del territorio passa da arancione a rosso. La sala lo vede sul muro, chi è a casa lo vede sul telefono.
  • 01:20L’ora per cui esiste un sistema di sorveglianza. Nessuno è sveglio. Il fiume cresce con una pendenza che prima non aveva. L’allerta predittiva chiama il reperibile: un SMS, uno solo, con scritto cosa è cambiato. Il reperibile guarda e decide — quello che il sistema ha fatto è averlo svegliato.
  • 06:00 — Chi apre la sala non chiede «cos’è successo stanotte». La notte è già scritta, ogni riga con la sua ora e la sua fonte.
  • 07:30 — Parte la squadra con l’app. Prima del sottopasso allagato il caposquadra arma il timer uomo-a-terra.
  • 09:50 — Frana su strada provinciale, segnalata dal campo dove non c’è campo: parte da sola appena torna il segnale. Dieci minuti dopo il CCISS conferma la chiusura, e le due informazioni finiscono sulla stessa mappa.
  • Giorno 10 — «Ricostruite l’andamento, con gli orari». Non c’è niente da ricostruire: il bollettino delle 14:10 c’è ancora, anche se sul sito da cui è arrivato è stato sostituito da un pezzo.

Quello che non c’è ancora

Detto qui perché scoprirlo dopo sarebbe peggio.

  • L’app di campo non è ancora sul Play Store. È costruita, provata sul campo e distribuibile subito come file di installazione; la pubblicazione al pubblico è in corso ed è questione di giorni.
  • La sala a schermo intero non è pensata per lo smartphone. È una vista da monitor grande; su un telefono i pannelli si accavallano. Il resto del sistema sul telefono funziona bene.
  • Gira su un server solo. Backup programmati, cifrati, copiati fuori sede e verificati ogni notte — ma un secondo nodo che subentra da solo non c’è ancora.
  • Il dettaglio a stazione dipende dalla regione. Le fonti nazionali coprono tutta l’Italia; le stazioni a terra arrivano dai Centri Funzionali regionali e oggi è integrata la Campania.

Il passo successivo è mezz’ora

Vi faccio vedere una giornata di sorveglianza dall’inizio alla fine, sui dati veri di quel giorno. Nessun costo, nessuna installazione, nessun impegno.