
Le obiezioni vere, quelle che ci si fa a voce dopo aver letto. La risposta scomoda è data per prima e per intero.
Non lo fa già il sito del Dipartimento?
Il Dipartimento pubblica il bollettino, ed è la fonte: MoniDesk non lo sostituisce, lo legge. Quello che il sito non fa sono tre cose.
Non vi avvisa: bisogna andarci. Non conserva: quando il bollettino viene sostituito, quello di ieri non c’è più, e fra sei mesi non potrete dimostrare cosa diceva. E non mette insieme: il bollettino è una previsione, il pluviometro è una misura, la strada chiusa è un fatto, e stanno su tre siti diversi che non si parlano.
Quanto costa?
Niente. Non c’è una versione gratuita limitata che poi diventa a pagamento: il sistema che vi do è quello completo. Se un domani dovesse cambiare qualcosa, ve lo direi con largo anticipo e i vostri dati resterebbero comunque vostri.
Il sistema chiede una licenza d’uso per funzionare: quella per voi la emetto io, e non ha un prezzo. Serve a me per sapere chi lo sta usando, non a limitarvi.
Ci sommergerà di allerte?
È il rischio vero di ogni sistema di sorveglianza, e va guardato prima di accendere qualcosa. Nei bollettini del Dipartimento l’arancione è un livello ordinario: su trenta giorni di esercizio reale le allerte arancioni o superiori sono state oltre duemila.
Per questo prima di salvare una regola il sistema ve la riscrive in una frase, e la funzione Simula dice quanti messaggi produrrebbe. Si parte stretti — il proprio territorio, l’arancione o il rosso, poche persone — e si allarga dopo, se serve.
Dove stanno i nostri dati?
Su un server che gestisco io, in Europa, con collegamento cifrato. Ogni ente vede soltanto il proprio territorio e i propri dati.
Se preferite che i dati stiano fisicamente da voi, il sistema si installa su una vostra macchina: è tutto in container, la procedura è documentata e c’è l’installatore per Linux e per Windows.
Chi può leggere i nostri dati, tu compreso?
Da amministratore del server tecnicamente potrei accedere alla base di dati: è vero per chiunque ospiti un sistema, e chi vi dice il contrario non vi sta dicendo la verità.
Quello che posso garantire è che non lo faccio se non me lo chiedete voi per un’assistenza, che ogni operazione fatta dall’interfaccia finisce nel registro, e che il modo per togliere anche questa possibilità esiste ed è l’installazione presso di voi.
E la posizione degli operatori? Non è un controllo?
È la domanda giusta, ed è quella su cui un sistema del genere si gioca la fiducia dei volontari. La condivisione della posizione la accende l’operatore, non la sala, e mentre è accesa il telefono lo dice con una notifica fissa.
Serve a due cose sole: sapere chi è più vicino a un intervento, e trovare chi manda un SOS o a cui scade il timer uomo-a-terra. Il titolare del trattamento siete voi, io sono il fornitore del servizio, e questo si mette per iscritto prima di cominciare — non dopo.
È un’app ufficiale della protezione civile?
No, e va detto chiaro. MoniDesk è un prodotto indipendente: l’ho scritto io, e lo concedo in uso alle organizzazioni che lo adottano. Non è realizzato per conto di un’amministrazione e non eroga servizi pubblici. Le fonti da cui legge sono istituzionali; il sistema che le legge non lo è.
Detto con franchezza è un punto di forza, non una debolezza: sapete esattamente con chi avete a che fare.
L’analisi predittiva si inventa le cose?
Il predittivo non prevede il terremoto e non vi dirà mai che domani esonda il fiume. Guarda gli andamenti — quanto ha piovuto, come sale il livello, come si muove il punteggio — e alza la mano quando qualcosa esce dall’ordinario. È un modo di svegliare qualcuno alle due di notte, non un oracolo.
L’analisi assistita dall’intelligenza artificiale, quella che aiuta a scrivere il bollettino, è facoltativa e spenta finché non l’accendete. Quando è accesa scrive una bozza e la firma resta di chi firma. Se preferite che i dati non escano di casa, si usa un modello installato sul vostro server.
Serve qualcuno che se ne intenda di informatica?
No, se lo ospito io: vi mando un indirizzo e delle credenziali, si entra da un browser. Le cose da impostare all’inizio — il vostro territorio, gli utenti, le regole di allerta — le imposto io con voi in una chiamata.
Serve invece una cosa che l’informatica non risolve: qualcuno che se ne prenda cura. Una persona che tenga in ordine l’anagrafica e riveda le regole di allerta ogni tanto. Senza quella persona, qualunque sistema si spegne in tre settimane.
Dobbiamo per forza usarlo tutto?
No, ed è meglio di no. Si comincia da tre cose: le fonti del vostro territorio, due regole di allerta scritte strette, e l’app in mano a chi va sul campo. Il resto quando quelle tre sono entrate nell’abitudine.
Un sistema acceso al venti per cento e usato davvero vale infinitamente più di uno acceso al cento per cento e abbandonato.
E se domani ti stufi, o ti succede qualcosa?
È la domanda giusta, ed è quella che di solito nessuno osa fare.
I dati sono esportabili integralmente in qualunque momento e non hanno bisogno di me per essere letti: sono in PostgreSQL, un formato standard che qualunque tecnico sa aprire. Il sistema si installa altrove con Docker e una procedura documentata. E i documenti che produce sono file vostri, leggibili anche se il sistema sparisce.
Non vi sto chiedendo di fidarvi di me. Vi sto chiedendo di provare una cosa da cui potete uscire quando volete.
Che rapporto c’è con EmerDesk?
Sono due prodotti dello stesso autore, complementari e indipendenti l’uno dall’altro. MoniDesk sta a monte: guarda cosa sta arrivando, avvisa, valuta il rischio, manda le squadre sul campo. EmerDesk sta a valle: quando l’emergenza è dichiarata, conduce la sala secondo il metodo ICS — comando, periodi operativi, modulistica, turni, benefici di legge Art. 39 e 40.
Si possono usare insieme o uno solo dei due. Se non sapete da quale cominciare: chi vuole vedere arrivare le cose comincia da MoniDesk, chi passa le serate a ricostruire presenze e rimborsi comincia da EmerDesk.
Possiamo chiedere modifiche?
Sì, ed è il motivo per cui ve lo propongo. Le cose piccole si fanno in giorni, le grosse si discutono. Quelle che servono a voi e serviranno anche agli altri hanno la precedenza — è il vantaggio di essere fra i primi a usarlo.
Una in particolare: se la vostra regione pubblica i dati delle stazioni a terra e non è ancora integrata, ditemelo. È il tipo di lavoro che vale la pena fare.
Cosa ci chiedi in cambio, davvero?
Che lo usiate sul serio e che mi diciate cosa non va. Un sistema come questo migliora solo grazie a chi lo tiene acceso per un mese intero, notti comprese, e poi torna a dire che l’allerta delle due era inutile o che quella che serviva non è arrivata. Questo è tutto, e non c’è un secondo fine più avanti.
