
Quattordici fonti istituzionali attive, ciascuna con il suo intervallo — dal minuto all’ora — interrogate giorno e notte. È la parte che distingue MoniDesk da un gestionale.
Rischi naturali
- INGV — Eventi sismici in tempo reale, con passaggio automatico all’EMSC (European-Mediterranean Seismological Centre) se l’INGV non risponde.
- INGV — Osservatorio Vesuviano — Bollettini dei vulcani italiani attivi e sismicità vulcanica.
- NASA FIRMS — Focolai attivi rilevati dai satelliti, con il comune e il paese ricavati dalle coordinate: il titolo dice dove sta il fuoco, non due numeri decimali.
- CIMA · DEWETRA — Rete idrometrica nazionale e allerte di piena europee (EFAS).
- ISPRA IdroGEO — Dissesto idrogeologico censito, usato nel punteggio di rischio del territorio.
Allertamento
- DPC — criticità — Il bollettino di criticità zona per zona, non regione per regione: 187 zone di allerta. La zona è il perimetro vero su cui il Dipartimento decide.
- DPC — allerte meteo — Allerte per regione e per zona, con i nove tipi di rischio tradotti in italiano invece che lasciati come arrivano.
- Feed CAP e MeteoAlarm — Allerte nel formato standard Common Alerting Protocol, il canale con cui gli enti si parlano davvero.
- IT-Alert — Messaggi del sistema nazionale di allarme pubblico.
Territorio e meteo
- Centro Funzionale regionale — Le stazioni a terra: pioggia, temperatura, umidità, livello dei fiumi, pressione, vento, radiazione. È la misura, non la previsione.
- Open-Meteo — Previsioni e serie orarie per tutte le regioni, con l’archivio storico per i confronti.
- CCISS · Autostrade — Viabilità: incidenti, chiusure, code.
Quello che non ha una fonte
- Testate e agenzie (RSS) — Notizie filtrate per territorio e parole chiave.
- Social e OSINT — Menzioni per parole chiave e area. Le voci girano prima dei comunicati, e vanno guardate sapendo che sono voci.
- Eventi manuali — Quello che arriva per telefono: entra nello stesso flusso e vive la stessa vita di tutto il resto.
Le fonti invecchiano, e il sistema se ne accorge
Ogni fonte ha una soglia di freschezza propria: quando i dati smettono di arrivare la spia si accende e l’allarme parte. Una fonte muta, in un sistema di sorveglianza, somiglia in tutto e per tutto alla calma — ed è l’errore che costa di più.
Succede più spesso di quanto si creda: un portale che cambia indirizzo, un formato che cambia senza preavviso, un ente che comincia a bloccare gli indirizzi dei datacenter. Quando una fonte non è più affidabile viene ritirata invece di restare lì a fingere di funzionare — è successo con ANAS, e la viabilità oggi arriva da CCISS e Autostrade. Vale anche per Copernicus EMS, previsto ma mai arrivato a portare un’attivazione: resta registrato e spento, e non lo conto fra i quattordici.
Quello che entra, resta
Con l’ora in cui è entrato. Al 1º settembre 2026 l’installazione in esercizio conserva 71.916 eventi a partire dal 2022, 12.691 allerte CAP, 5.941 allerte meteo e oltre un milione di letture dalle stazioni a terra.
È la ragione per cui, sei mesi dopo, si può ancora dimostrare cosa diceva il bollettino di quel pomeriggio.
